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Gestione del Rischio, tre livelli distinti
Il rischio dell'ente con la ISO 31000 (principi, struttura di riferimento, processo in otto attività), il rischio di progetto con PRINCE2 7ª ed. e il rischio tecnico con le vulnerabilità. Il Registro non si compila più da zero: si istanzia dal Playbook dei rischi ICT, 175 rischi tipici della PA in 18 domini.
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GRC: dal catalogo all'attuazione
NIST SP 800-53 Rev. 5 con il ciclo RMF, COBIT 2019 con la capability ISO/IEC 33020, TOGAF 10 per iterazioni dell'ADM, NIS 2 (D.Lgs. 138/2024) e Legge 90/2024: non più schede da compilare, ma moduli che determinano l'ambito soggettivo, calcolano i termini e producono il piano di adeguamento.
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Standard ISO certificabili
I quattro sistemi di gestione con la stessa ossatura, confrontabili clausola per clausola perché la Struttura Armonizzata è la stessa: ISO/IEC 27001:2022 (SGSI, SoA, audit, formazione, continuità), ISO 9001:2015 (SGQ, 65 requisiti su quattro livelli), ISO 37301:2021 (compliance, segnalazioni, controlli) e EN ISO/IEC 42001:2026 (sistema di gestione per l'IA). Chi ha già una di queste norme ne ha già soddisfatta gran parte per le altre — e il modulo dice quale.
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Le tre norme che le altre presuppongono
Non sono certificabili — e il registro non dice «conforme» ma adottata, perché la differenza è strutturale e non lessicale. ISO 31000:2018 è l'impianto del rischio che la 27001, la 42001, la NIS 2 e l'art. 9 dell'AI Act pretendono e nessuno definisce; ISO 19011:2018 è il metodo con cui si conducono gli audit interni che la clausola 9.2 di tutte le norme impone senza spiegare come; EN ISO/IEC 23894:2024 è la ISO 31000 applicata all'intelligenza artificiale.
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L'intelligenza artificiale: una si adotta, l'altro si subisce
L'inventario dei sistemi di IA è uno solo e lo pretende l'AI Act a prescindere da ogni certificazione. Su di esso lavorano tre moduli: EN ISO/IEC 42001:2026 (il sistema di gestione, con la SoA che pretende la motivazione di ogni scelta e la valutazione d'impatto che guarda anche le conseguenze sulla società), EN ISO/IEC 23894:2024 (il metodo, con la valutazione sui suoi undici obiettivi) e l'AI Act — Reg. (UE) 2024/1689, che non è una norma volontaria: il suo registro non è per ente ma per sistema × ruolo, e il denominatore degli adempimenti si deriva dall'inventario invece di essere dichiarato. «Non abbiamo sistemi ad alto rischio» non è una risposta: il divieto dell'art. 5 e l'alfabetizzazione dell'art. 4 valgono dal 2 febbraio 2025 per chiunque usi l'IA. E per le autorità pubbliche non c'è grandfathering: l'adeguamento è dovuto entro il 2 agosto 2030, modifiche o non modifiche.
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Un solo insieme di controlli: «test once, satisfy many»
Un ente che adotta quattro standard finisce per presidiare e verificare tre volte la stessa cosa: «le copie di sicurezza sono provate in ripristino» è A.8.13 per la ISO 27001, PR.DS-11 per la NIS 2, CP-9 per l'800-53. Il Common Control Framework è un unico registro di controlli interni — 23 domini, 173 controlli, 1.737 mappature verso 17 standard — su cui i requisiti convergono: si verifica il controllo una volta e l'esito soddisfa tutti i requisiti mappati, in media dieci per controllo. Si parte da dieci profili già composti (cybersecurity, NIS 2, AI Act, privacy, qualità, progetti…) e li si adatta.
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10.065 corrispondenze: quanto un'adozione ne copre altre
Ogni norma ha ora la propria sezione Corrispondenze, e sopra tutte c'è la matrice N×N delle diciassette: quanto la ISO/IEC 27001 copre della NIS 2, che cosa la 42001 chiude dell'AI Act, dove il COBIT e l'800-53 dicono la stessa cosa. Sono 2.392 corrispondenze dichiarate — ragionate, con il grado di copertura e la nota che spiega perché le due norme si toccano — più 8.426 derivate dai controlli comuni: due requisiti agganciati allo stesso presidio sono corrispondenti di fatto, perché l'ente li attua con la stessa misura. Ogni arco dichiara da dove viene, e l'ente può aggiungerne, riqualificarne o escluderne con motivazione — senza che il catalogo venga mai sovrascritto.
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Le regole scritte, dalla bozza alla presa visione
Scrivere la regola non basta: va approvata, pubblicata, portata a chi deve applicarla — e in audit bisogna dimostrare chi l'ha letta e su quale versione. Il ciclo di vita è una macchina a stati, dove approvato non vuol dire in vigore: si distribuisce solo ciò che è pubblicato. La presa visione è nominale e congelata sulla versione distribuita, perché una percentuale non è una prova; i solleciti restano tracciati anche senza posta configurata.
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Che cosa insegna l'incidente
Il registro degli incidenti dice che cosa è successo e come si è risposto. Il livello nuovo dice che cosa ci insegna: quale controllo non ha retto, quale rischio si è materializzato, quale regola è stata violata e quale vulnerabilità era già nota e non sanata — che in una contestazione non è un imprevisto, è un ritardo di remediation che si è materializzato. Correzione e azione correttiva restano distinte, l'effetto e la causa; e sette phishing in tre mesi diventano un gruppo: sette incidenti chiusi correttamente e una formazione che non funziona.
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I task: il lavoro che i moduli producono
Le azioni delle norme restano dove la norma le vuole — POA&M, azione correttiva, piano di adeguamento — e accanto nasce la loro faccia operativa: chi lo fa, entro quando, a che punto è, in un elenco unico. 62 generatori su 22 moduli trasformano in task il lavoro già aperto; il task si consegna (affidato → preso in carico → evaso → verificato), si rifiuta con motivo, si affida a un ufficio da cui chi ne fa parte lo rivendica — e non si chiude con una spunta muta: servono un esito e la descrizione di che cosa è stato fatto, che è ciò che in audit resta.
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Cruscotti componibili, senza scrivere una query
Un catalogo di 139 metriche e 22 serie, ognuna con la propria area di permesso: si compone il proprio cruscotto scegliendo le caselle, non scrivendo SQL. Sei cruscotti predefiniti — Direzionale, Conformità dei Framework, Adempimenti, Terze parti, Operativo, Persone — che non sono una gabbia: si duplicano e si adattano. Un modulo nuovo compare da solo, perché le metriche stanno in un catalogo e non dentro dieci componenti — ed è lo stesso catalogo da cui si costruisce il riepilogo della Home.
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Cercare una cosa, non la schermata che la contiene
Con diciotto framework e sessanta registri, chi ha in mente il fornitore o la delibera — e non la schermata che li contiene — doveva prima indovinare il modulo giusto. La casella in alto (Ctrl/⌘+K) cerca ora insieme le sezioni del menu e i contenuti di 19 registri, ordinati per pertinenza. Ogni sorgente dichiara la propria area di permesso e non viene nemmeno interrogata se non la si ha: ciò che non si è potuto cercare viene dichiarato, perché «non c'è» e «non ti è permesso vederlo» non sono la stessa risposta.
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Di che cosa è fatta, e a che punto è il tuo ente
La Mappa dell'Applicazione mostra le 246 sezioni in cinque fasce e i 99 ponti fra i moduli — e su ogni nodo il numero vero dell'ente: quali registri sono popolati, con quante righe, quali framework sono avviati e con che punteggio. Accanto, il riepilogo nella Home risponde a due domande diverse: «che cosa devo guardare ora» — dove la gravità è dichiarata e non calcolata dal valore, perché ordinare per quantità metterebbe dodici task scaduti sopra una notifica di data breach oltre le 72 ore — e «come sta l'ente», modulo per modulo.
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Installazione come gruppo di controlli
Ogni framework può diventare un vero gruppo di controlli di audit, con la propria campagna: eredita valutazioni, maturità, RACI, KPI, evidenze e report già esistenti. Nessun modulo isolato, nessun dato da riportare a mano.
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Cataloghi generati dalle fonti ufficiali
I 1196 controlli dell'800-53 sono generati dall'OSCAL del NIST; le 43 misure e i 116 requisiti NIS 2 dagli allegati tecnici dell'ACN, con validazione automatica sulla guida alla lettura. Quando la fonte cambia, il catalogo si rigenera invece di divergere.
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18 documenti Word in un click
Ai deliverable esistenti si aggiungono quelli dei nuovi moduli: SGSI, Dichiarazione di Applicabilità, Rapporto di audit ISO 27001, Riesame della direzione, Politiche e il Programma GRC. Generati dai dati veri dell'ente, pronti per firma e protocollo.
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Account e persone, finalmente collegati
Chi si collega e chi lavora nel Comune sono due registri diversi, e non coincidono: l'account è m.rossi con la posta personale, la persona in organigramma porta la casella del settore. L'associazione ora è un dato dichiarato e non un accostamento per email calcolato al volo — che è il motivo per cui «I miei task» poteva restare vuoto senza dire perché.